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Polenta e neve

 La polenta: rustica, fumante, composta, come avere un caldo sole giallo sulla tavola quando fuori nevica!

Essa è stata davvero un piatto nazionale per migliaia di anni per le popolazioni italiche e dei romani: cito dal delizioso ricettario di Pellegrino Artusi, sul quale è scritto che venivano scherzosamente chiamati pulmentarii, cioè “polentoni” (cfr. Plinio, Naturalis historia, XVIII, 8); precisa però che la puls latina non era la polenta di mais, ma un intriso di farro e legumi, (in latino, polenta indica solo il grano tostato).

 Il mais è stato introdotto nel secolo XVII.

Le varianti per gustarla anche come piatto unico sono tante:  soda semplicemente affettata, abbrustolita sulla griglia per accompagnare pesce o carni anch’esse griglliate o condite in intingolo; morbida, arrotolata su se stessa, con spinaci, parmigliano, fettine di formaggio, sale e pepe; media tagliata a tondini ripiena e impanata per fare frittelle; etc. etc.

Per preparare una polenta di media consistenza servono 250 g di farina di mais, 1 l di acqua, 8 g di sale. Portare ad ebollizione l’acqua salata, versare prima una manciata di farina di mais a pioggia, mescolare e piano piano aggiungerla tutta, sempre mescolando con una frusta per non formare grumi, passando poi a mescolare con il classico tarello di legno. Un accorgimento utile è tenere vicino un quarto di litro d’acqua bollente leggermente salata da aggiungere, se necessario, durante la cottura che avviene in circa 40/45 minuti.

 

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