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Perplesse?

novembre 10, 2015 by luisellafaggioli in blog, Curiosità, varie with 2 Comments

DSCN1852C’è poco da scherzare, dopo tanto parlare di cibo: ciò che fa bene, ciò che fa male, ho potuto constatare (in questo ultimo periodo) il comportamento di alcune compratrici durante l’acquisto. Basta loro uno sguardo per superare il banco carne e pesce, soppesare qualche salume e riporlo; alla fine il reparto formaggio ha avuto la loro attenzione. Insomma c’è dell’incertezza o perplessità sulla scelta migliore del cibo da portare a tavola.

Teniamo conto che da molti anni l’attenzione, la premura nell’alimentazione è molto aumentata da parte di tutti ed i nostri menù, anche casalinghi, sono diventati via via più consapevoli e personalizzati.

Un menù importante nelle nostre famiglie non potrà più certamente contenere le 18 portate che poteva avere un menù del 300 seppure per un pranzo importante con personaggi di prestigio.

In quel menù c’era di tutto: pesce e porcellini, lepri e lucci, vitello e trote, quaglie e pernici, anitre e aironi, carne di bue e capponi, pesce, pasticci di bue e anguille, lepri e caprioli, carne di cervo, pavoni, lingue salate e carpioni, cigni e anitre arrosto e pomi citroni, verze, fagioli, frutta. Una delle portate che mi ha incuriosito durante la lettura è stata la decima: gelatina di lamprede.

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2 Comments

  1. Carlonov 12, 2015 at 17:53

    Cercando la fonte del menu’ del 300 citato mi sono imbattuto su questo contributo https://dietroaltrono.wordpress.com/2012/11/20/la-cucina-colviana-e-medievale/ che cita le origini della cucina da una impostazione “galenica”, ossia la selezione delle pietanze in base a caratteristiche di affinità esteriore o di funzione con chi le deve consumare (come era per le piante medicinali in antichità): “all’epoca si credesse che il temperamento e l’equilibrio psico-fisico delle persone dipendessero da una corretta quantità di calore e umidità all’interno dell’organismo. Questa era determinata dall’equilibrio dei quattro umori: il sangue (caldo e umido), la bile gialla (calda e secca), la bile nera (fredda e secca) e la flemma (fredda e umida).” e ancora “Il tipo di cibo doveva essere commisurato sia al temperamento umorale, sia al ceto sociale della stirpe del consumatore: si credeva infatti che anche questo incidesse sulle affinità con le pietanze e che, in particolare, la gente di estrazione umile dovesse mangiare cibi correlati alla terra come tuberi, radici, ortaggi o carne di maiale (disdegnata dall’aristocrazia se salata e insaccata, accettabile invece se cotta), mentre ai nobili fossero più congeniali uccelli, frutti degli alberi e in generale tutto ciò che si avvicinava di più al cielo. Per questo motivo nel passato si mangiavano uccelli per noi insoliti come cormorani, cicogne, cigni, gru, aironi, pavoni, pappagalli (la cui carne si riteneva non potesse andare a male) e tanti altri.”

  2. luisellafaggiolinov 19, 2015 at 14:30Author

    Ringrazio del contributo interessante e aggiungo a proposito del menù da me citato che al pranzo importante di quel tempo “1368” venne invitato da Bianca di Savoia anche Francesco Petrarca, lo ricorda nei suoi scritti il letterario e bibliotecario italiano Guerrini/Stecchetti.

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