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Bouquet natalizio fai da te

dicembre 5, 2018 by luisellafaggioli in blog, Hobbistica, varie with 0 Comments

WP_20181205_13_55_24_ProQuando arrivano le giornate di festa è necessario dare uno sguardo alle piccole cose conservate nelle scatole degli addobbi. Si può trovare nastro colorato, spighe di grano, tondi di tulle bianco e colorato. Insomma tutto il necessario per fare un bel centrotavola natalizio con la sola fantasia per aiuto.

Guardando i tondini di tulle presenti è venuta spontanea l’idea di formare con gli stessi delle farfalle di stoffa, da riempire con dolci, molto adatti i confetti e/o cioccolatini. Per sostenerle le ho legate a bastoncini di legno rivestiti di carta crespa verde alla quale ho aggiunto foglie sempre di carta.  Inseriti gli steli con le farfalle di confetti assieme agli altri componenti colorati, dentro a due tondi di tulle bianco arricciato con ago e filo, ho legato i gambi con nastro sottile.

Pronto un piacevole centrotavola per feste natalizie. 

Antipasto gusto dolce e salato

novembre 28, 2018 by luisellafaggioli in antipasti, varie with 0 Comments
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L’antipasto con le sarde e cipolla è un classico della cucina veneta. A differenza della ricetta con sarde crude, queste sono cotte velocemente, con la cipolla in saor rivisitato, a modo mio, proprio per questo antipasto.

Si possono preparare anche il giorno prima, ma vanno distribuite sui cracker al momento del consumo.

Ingredienti: sardine fresche, cipolla rossa, acqua, aceto, olio d’oliva, zucchero, miele, limone, pinoli, cracker.

  • Procedimento:
  • pulire le sarde, togliere la testa e le interiora, lavarle ed asciugarle
  • stenderle, in un tegame basso e largo, su un filo d’olio di semi e cuocerle qualche istante da ambo le parti
  • affettare la cipolla rossa e farla bollire in 2 bicchieri d’acqua con mezzo bicchiere di aceto, una punta di cucchiaino di sale, 1 cucchiaio d’olio di oliva, 1 cucchiaino di zucchero
  • dopo qualche minuto scolarla e lasciarla raffreddare
  • grattugiare un po’ di buccia di limone
  • spalmare un cucchiaino di miele millefiori sui cracker
  • togliere la lisca delicatamente alle sarde cotte
  • mettere metà sardina sul cracker mielato
  • aggiungere tutt’intorno le fettine di cipolla
  • mettere sopra alle sarde qualche pinolo e un pizzico di buccia di limone grattugiata

Ho scelto i cracker lunghi per avere un supporto croccante, se si preferisce morbido va bene anche il pane da antipasti.

 

 

Cavoli o “cavolini” di Bruxelles

DSCN0550L’ortolano, in questi giorni, mi ha fatto notare la voglia di primeggiare di una pianta di cavoletti di Bruxelles, la quale esibisce alla cima una testa di cavolo proprio ambiziosa. Anche negli ortaggi c’è dunque della vanità!

L’espressione “testa di cavolo” è stata usata anche da intellettuali del calibro di Friedrich Nietzsche, ma senza andare così lontano nel tempo, posso citare una frase colorita, spesso usata da mia suocera per togliersi d’impaccio in qualche conversazione di politica, oppure in argomenti ingarbugliati.

Diceva alla fine che:   “è un cavolo tutt’uno…””

Mi sa tanto che, vista la nostra attuale situazione politica, dovrò usare anch’io lo stesso aforisma!

Bambole?

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Definizione di bambola dal Dizionario Garzanti della Lingua Italiana:

bambola, s.f.  1, fantoccio di vario materiale in forma di bambina o di donna…

E mi fermo qui sul significato della parola.

Le bambole che si regalavano, di norma, alle feste più note, tutt’al più dicevano “mamma” con una vocina tremolante. Dopo, negli anni, sono arrivati bambolotti parlanti e bambole che camminavano. Erano dedicate principalmente all’infanzia od al collezionismo; può darsi che gli adulti di oggi siano colpiti da infantilità? A sentire il successo attuale delle bambole “robot” per adulti, viene da chiederselo.

La mia unica bambola è pure particolare, in quanto, in tempi anticipatori, è stata oggetto di trapianto di capelli. Proprio così, mia madre, dispiaciuta allora di tagliare i suoi lunghi capelli biondi, ne fece applicare quanti bastavano sulla testa della mia bambola. Inutile dire che non ho più giocato con quella bambola che possesso ancora, riposta in una scatola, vestita da bambino anziché da damina come era in origine.

Con questo aneddoto voglio dire che basta un po’ di sensibilità per capire che una bambola, seppur ad alta tecnologia, non è una persona viva, ma un robot di fantasia!!!

 

Nota: (tra parentesi, oggi, mia madre ha i capelli bianchi).

 

 

Vetiver, radici fortissime per argini fragili

novembre 4, 2018 by luisellafaggioli in blog, Curiosità, natura, varie with 0 Comments

WP_20181104_14_59_16_ProC’è una pianta, si chiama Vetiver, la chiamano anche “pianta ingegnere”, proviene dall’Asia. A seguito di un progetto europeo di molti anni fa è stata acclimatata al nostro continente. In situazioni si disagio idrogeologico, tipo frane e smottamenti, serve per ancorare e rassodare i terreni scoscesi.

Da quanto ho potuto leggere sull’argomento, Vetiver è un’erbacea dalle radici molto resistenti che nell’arco di 3 anni possono raggiungere i 5 metri di profondità; questa erbacea perenne produce molta quantità di biomassa (tonnellate annue di sostanza secca) adatta alla produzione energetica.

Ha un’alta resistenza, cresce sia in siccità che in abbondanti precipitazioni (anche di tipo monsonico). Sviluppa formando una siepe fitta alta circa 2 metri, ma non blocca il deflusso delle acque, fa da filtro, rallenta la corrente trattenendo il fango. Le sue radici hanno la capacità di assorbire le sostanze inquinanti contribuendo alla fitodepurazione delle acque.

Il sistema di consolidamento con Vetiver come barriera naturale in Asia è conosciuto da più decenni. In Europa, per farlo conoscere, è stato attivato, anni fa, un progetto dimostrativo per l’introduzione del Vetiver, sulla Murcia iberica.

Potrebbe quindi essere utile per risolvere molte devastazioni del suolo del nostro paese, argini e scarpate.

 

Apicio, un esempio da non seguire

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Fra pochi mesi saremo nell’anno 2019, questo mi fa riflettere come siano cambiate “in meglio” le trasmissioni televisive e radiofoniche dedicate alla preparazione dei cibi.

Nel 2009 ho iniziato a scrivere, posso dire senz’altro timidamente, semplici ricette sul blog chebonchebon.com; oggi, dopo quasi 10 anni, posso scrivere che gli insegnamenti dei molti bravi chef-cuochi hanno contribuito ad espandere l’interesse generale sulla preparazione dei cibi. I loro consigli sono stati preziosi e gli esempi qualificati ottimi per imparare e migliorare ancora di più.

Difficile però ora sostenere il livello delle preparazioni per casalinghe normali come mi considero anch’io. Faccio riferimento a piatti con spezie speciali, frutti esotici, verdure particolari, tartufi, e molto altro. Forse stiamo dimenticando la nostra straordinaria pasta e fagioli?

C’è tutta una letteratura sull’alimentazione, si può parlarne partendo da Roma antica; non si tratta di semplici ricettari, ma ben di un trattato, il primo entrato in Roma è stato le Ghiottonerie di Archestrato di Gela, tradotte in latino da Ennio;  ai tempi di Augusto e Tiberio, Apicio, il famoso ghiottone romano, scrisse un altro trattato de re coquinaria (cucina): è un ricettario in 10 libri, il re dei cuochi” dei Romani. Apicio ha voluto tramandare con essi la sua esperienza di buongustaio tant’è che ancora adesso la salsa di Apicio entra in alcuni tradizionali piatti romani come specialità.

Attenti però a non farsi prendere come Apicio (vero nome Marco Gavio) dalla golosità, dato che è anche possibile con la ricca ricercatezza in cucina che si possano consumare le finanze. Apicio, ahimé, si diede la morte quando si rese conto di non poter più saziare la sua smisurata golosità per mancanza di finanze.

 

 

Su Apicio.  Testo: Sommario storico della letteratura latina

 

Quella frana dal Monte Toc

ottobre 9, 2018 by luisellafaggioli in blog, natura, riflessioni, varie with 0 Comments

WP_20181009_12_50_07_ProStamattina ho ascoltato alla radio le parole di Mauro Corona sul suo vivo ricordo della tragedia del Vajont vissuta da lui tredicenne in prima persona. Egli esorta a non dimenticare, a riconoscere in quella tragedia gli errori commessi e, a ricordare soprattutto quelle 2000 persone che hanno perso la vita travolte dall’enorme ondata creatasi dopo il distacco della frana dal Monte Toc.

L’effetto doloroso di quell’avvenimento ha lasciato anche in me, da allora, un ricordo indelebile. Rammento ancora di aver assistito alle scene trasmesse dai servizi televisivi dell’epoca, ero assieme alla nonna che “vedendole” ne rimase sconvolta, angosciata, commossa alle lacrime, per la sorte delle persone travolte a Longarone e altri centri del posto.

Per mesi si è sentita intorno la sensibilità collettiva che cercava di capire come ciò fosse potuto succedere, pensando a quel torrente sbarrato dalla diga. Ancora oggi, di fronte a tali drammi, la domanda è sempre la stessa: in che misura l’uomo è realmente la fonte delle sue azioni?

Oggi ricorre l’anniversario di quel tragico fatto avvenuto nel 1963, del quale anch’io conservo la preziosa memoria.

Insetti d’ottobre

ottobre 8, 2018 by luisellafaggioli in blog, Curiosità, natura, varie with 0 Comments

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Curiosità dalla natura: un nuovo insetto avvistato in questi giorni di ottobre. A prima vista sembra una cavalletta, in quanto appena sfiorato salta in avanti, non ha le ali e presenta due antenne sulla piccola testa, è lungo circa 8 cm quindi potrebbe essere una cavalletta allo stadio giovanile, forse una ninfa nel corso delle sue 5/6 mute?

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Le zucche decorative non sono da mangiare

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Nel libro il Giardinaggio per tutti edito nel 1971 da Selezione del Reader’s Digest S.p.A, Milano, si trova scritto che esistono due specie di zucche (cucurbita maxima e C. moschata, fam. Cucurbitacee) che forniscono dei frutti adatti per l’alimentazione umana.

Naturalmente di queste due specie esistono numerose varietà come la Gialla d’Italia, la Marina di Chioggia, la Marina turbante e molte altre tutte commestibili.

Per non confondere quelle adatte al consumo con quelle da decorazione, di solito le decorative, non commestibili, sono riunite in ceste a parte nei punti vendita, corredate dalla scritta decorative, appunto per distinguerle facilmente.

Ottobre è il mese delle zucche, prepariamo gustose pietanze, scegliendo quelle dolci, buonissime, con serenità!

 

 

 

“de là dei ponti”

settembre 12, 2018 by luisellafaggioli in blog, Curiosità, riflessioni, varie with 0 Comments

Ingresso Bocca Trezza
Veronetta  era un tempo cuore pulsante della città al di là dei ponti di Verona.

Leggo sui giornali che forse verranno scongelati  (seppur in tre anni) i fondi per la riqualificazione urbana per il recupero e migliorie delle parti limitrofe delle città, fra le quali anche Verona. La zona di cui parlo è detta Veronetta, la quale è, a mio parere, costola della città e fa parte della sua nervatura. Negli anni del dopoguerra essa era abitata da persone operose di buona volontà, ricordo molti piccoli negozi di ogni merceologia: alimentari, panificio con forno, merceria, abbigliamento, drogheria, salumeria, farmacia, tabaccheria, pasticceria, carbonaio, riparazione e vendita di biciclette, latteria, pescheria, macelleria di carni equine ed altre, l’elenco sarebbe troppo lungo.

C’è molto in questo luogo che ha una memoria storica come il Palazzo Bocca Trezza il quale, dato il suo valore artistico ed architettonico, potrebbe essere restaurato e divenire “perla” di Veronetta. In base alla “teoria dei vetri rotti” i luoghi migliorano se non sono lasciati al degrado sia del tempo che degli agenti atmosferici o peggio ancora dei vandalismi, se invece si lasciano abbandonati all’incuria ed all’inerzia saranno sempre più dimenticati.

“de là dei ponti” si diceva una volta per indicare verso Piazza Brà, una curiosità: all’epoca anche il biglietto per entrare al cinema al di là aveva un costo maggiore che nella zona al di qua come Veronetta, ma ora che la città è un tutt’uno con il suo contorno, al di là o al di qua dei ponti è necessario migliorare, ciò potrà fare la differenza per l’avvenire e la qualità della vita nelle zone limitrofe.