Che Bon! Che Bon!
L'angolo sul web di Luisella

blog

Oggi: San Valentino

febbraio 14, 2019 by luisellafaggioli in blog, varie with 0 Comments

DSCN0372Sempre di più c’è bisogno di voler bene!

Cotechini e zamponi, come cuocerli?

WP_20190131_12_31_30_Pro 1In questi giorni a S. Pietro Incariano provincia di Verona si è svolta la tradizionale “Festa del codeghin” (festa del cotechino). Leggo sul quotidiano della città che il vincitore del Premio Cotechino, premiato per la quarta volta per la bontà dei suoi prodotti, ha dato un buon consiglio per la cottura del salume che riporto in quanto ritengo ci sia sempre da imparare da chi ne sa davvero!

Per una buona cottura del salume consiglia di dare una prima bollitura, poi lasciarlo raffreddare e metterlo sotto vuoto, con la seconda bollirlo per un quarto d’ora.  Questa cottura fa sì che succhi e aromi rimangano nel cotechino.

Nella mia foto sono rappresentate delle fette di zampone, salume per il quale la cottura risulta essere molto più lunga, più di due ore e mezza. Lo zampone va prima punto alle estremità con uno spiedino, immerso in acqua fredda per almeno 1/2 ora e dopo portato ad ebollizione molto lentamente, aggiunta la giusta quantità di sale, si lascia bollire piano, coperto, fino a cottura ultimata.  Con un contorno di purè di patate, oppure crauti con la mela, salsa verde, o la mitica pearà veronese, sarà un secondo completo.

Un balzo nel futuro…

WP_20190122_14_55_46_Pro

Un balzo nel futuro con la fantasia?

Per farlo a volte basta rileggere una rivista di Topolino, magari di vecchia data. Una lettura non di tipo classico, ma tuttavia stimolante sotto certi aspetti. Su questa edizione datata è presente, tra i personaggi di un episodio, Eta Beta che vive su un altro mondo, in una “città scavata nella roccia” dotata di tutte le comodità, programmata da un modernissimo cervellone direzionale, il che presuppone un mondo dove la scienza sia molto avanzata. Nel mondo di Eta Beta e della sua fidanzata Neema (nome vezzeggiativo) gli omini extraterrestri posseggono un solo dito della mano e cinque nomi. Cucinano torte con ingredienti improbabili, possono superare la gravità per mezzo di un minerale antigravitazionale. Sono in grado di leggere gli eventi essendo 500 anni nel futuro avanti a noi poveri terrestri.

Nel nostro mondo terrestre, fatto di realtà, le cose sono più complicate e noi, uomini fenomeno con mani da cinque dita, non potendo ancora leggere sui giornali ciò che avverrà nel nostro prossimo futuro, facciamoci dare con fiducia una mano dalla scienza per migliorarlo!

Nota: i cinque nomi di Neema:  PLuisa, PCaterina, PSofronia, PCleopatra, PSibilla.

Topolino n. 1357 del 29 novembre 1981 Speciale Cucina

Il finto cotechino svuota frigo

gennaio 19, 2019 by luisellafaggioli in secondi piatti, varie with 0 Comments

WP_20190118_16_52_08_Pro

Il finto cotechino è la versione, delicata, alternativa alle più conosciute polpette che si preparano con ciò che rimane di buono nel frigorifero prima del rinnovo della spesa alimentare ossia fare quella che chiamo “operazione” svuota frigo, utile anche a farlo pulito.

L’esempio in foto è preparato con: 2 patate lessate, 2 germogli verdi di cipolla, un pezzetto di prosciutto cotto da toast, alcuni pezzetti di formaggio , qualche crostino da zuppa, del formaggio grattugiato, 2 pizzichi di aromi in polvere (rosmarino+salvia ecc.) ed infine 2 uova intere.

Il procedimento è semplice, dopo aver tritato, singolarmente, gli ingredienti e unito le uova intere, amalgamarli bene con una forchetta dentro un contenitore. Arrotolare l’impasto su un foglio di carta forno, chiudendolo all’interno di questa, legandolo a cotechino. Lessato in acqua bollente salata per circa 20 minuti dentro una casseruola coperta, sarà pronto per portarlo in tavola sia caldo che freddo con il contorno preferito.

WP_20190118_16_43_26_Pro

anno nuovo: presente – futuro

DSCN0549

Vogliono essere bene auguranti i semi di melagrana, ricoperti di polpa rossa, succosa e acidula, come il presente di questo anno che si avvia veloce e del quale non conosciamo il futuro.

A metà gennaio comunque, a Verona, c’è aria di preparazione del Carnevale. Nei panifici sono già pronte le frittelle dolci; ci sono varianti di zona ognuna con la propria ricetta. Per i dolci “galani” è ancora un po’ presto, ma fra pochi giorni si troveranno pronti  ed abbondanti anche quelli.

Volendo provare una ricetta antica delle frittelle di Venezia ecco le dosi riportate: 1/2 kg di fior di farina impastato con 1 noce di lievito sciolto in poco latte tiepido, aggiungendovi 75 g di zucchero, un pizzico di sale, 1/2 bicchiere di vino bianco secco o di latte, scorza di limone grattugiata, un pugno di uvetta fatta rinvenire nel vino o nel rosolio. Si lascia lievitare in luogo tiepido fino al momento di friggere.

L’impasto si fa cadere nell’olio bollente a cucchiaiate o, come si usava una volta nello strutto, temo però che questo grasso ai giorni nostri sia sconsigliato.

Le frittelle si sgocciolano sulla carta assorbente e si spolverano di zucchero in modo avvolgente.

Un bel vassoio di frittelle o meglio di “fritole” in dialetto veronese, ben fatte e calde è sempre espressione di passione culinaria!

Il falso arrotino del 1969

gennaio 12, 2019 by luisellafaggioli in blog, Curiosità, varie with 0 Comments

WP_20190111_11_26_14_Pro“Mamma, i tuoi coltelli non tagliano, bisogna affilarli!”

E’ vero, i coltelli sono strumenti necessari in cucina e quando non sono di buona qualità bisogna affilarli spesso, oppure acquistarne di nuovi. Per arrotarli ormai si trova un arrotino solo al mercato settimanale e non sempre.

C’è una esperienza da raccontare del periodo in cui, giovane sposina, bussò alla porta di casa, in un mattino di primavera, una persona che si qualificò “arrotino”. Raccoglieva coltelli per affilarli, ne aveva tra le mani degli altri a dimostrazione del suo lavoro, l’avevo sentito vociare dalla strada: – “arroto coltelli donne” -. Ingenuamente, fidandomi, dato che anche la vicina di casa gli stava dando alcuni coltelli, gli consegnai  quelli che avevo in casa, comprese le forbici, erano posate recenti, ma non avevano un buon filo di taglio, pur essedomi state regalate per il matrimonio avvenuto da poco tempo. Disse che avrebbe impiegato un paio d’ore per affilarli tutti e li avrebbe riportati prima di sera. Non l’ho più rivisto a riportare i miei coltelli! La sua era stata una mera raccolta di metalli con la presa in giro di una persona di giovane età, priva di malizia che aveva avuto il torto di non accorgersi della malafede di quel falso arrotino.

La fiducia, come si sa, è una cosa seria, oggi sarebbe davvero poco saggio, anzi avventato, consegnare dei coltelli ad un estraneo. Sono infatti quasi giornalieri i consigli dati dai media, soprattutto alle persone anziane, più vulnerabili, di non aprire la porta agli sconosciuti poiché essi possono mentire sfacciatamente, interpretando falsamente la parte di controllori, bravi a farsi passare per quelli che non sono.

Nota: A proposito di coltelli: le donne di casa usavano l’accortezza, di immergere nel brodo bollente la lama del coltello prima di tagliare la carne del lesso, per rendere più agevole il taglio.

2019 le donne vanno di moda

gennaio 6, 2019 by luisellafaggioli in blog, riflessioni, varie with 0 Comments

WP_20190106_13_51_38_Pro 1Prendiamo le donne per i capelli, in senso metaforico perché mi riferisco ai capelli partendo dalla loro testa che in disordine, non sarebbe espressione di bellezza. A questo proposito osservo quanto le donne siano andate avanti, in tutti i campi, proprio dalla loro testa che non ha smesso di trasformarsi nel tempo, anche se, in questi ultimi anni, noto una particolare omologazione nel mantenere i capelli lunghi, sciolti e ondeggianti sulle spalle, nelle donne di una certa età.

I capelli sono sempre stati un ornamento importante per le donne, atto perfino a determinare la classe sociale di appartenenza. Intorno alla capigliatura si sono spese, da sempre, ore di lavoro per arrivare ad acconciature eleganti e fantasiose. E, proprio perché le donne sono ancora così attente ai loro capelli, non sono incline a condividere il modello di donna “strega” presentato ultimamente nel cinema, in serie TV ed in alcuni articoli di giornali.

Sarebbe più utile lasciare ai parrucchieri, liberi artisti, dare sulle donne un giudizio fidato, avendo modo di conoscere più da vicino l’universo femminile ovvero le teste delle donne, acconciandone i capelli, i quali possono cogliere il segno dei tempi.

 

 

 

Il mais, un chicco dalle svariate varietà

Che belle pannocchie nere

Mais nero

Mais nero o meglio mais viola, è una varietà originaria del Perù. Un alimento consumato da secoli, utilizzato dagli antichi anche come colorante di cibi e bevande. Sulla scheda di una ditta produttrice leggo che il mais viola contiene 4-5 volte più antociani dei mirtilli.

Dalle nostre varietà, tutt’ora diffuse nelle Venezie, si ricava una polenta di colore quasi bianco, ma dal 600 in poi si diffuse in Lombardia e in Piemonte un’altra qualità di mais che dà alla polenta un bel colore giallo-oro

Una buona polenta può essere alternativa alla pasta, nel caso che qualcuno avesse un po’ esagerato durante i pasti delle festività natalizie e di Capodanno.  La polenta aiuta a saziare senza appesantire. Ci sono molti abbinamenti da fare sia con il pesce che con i funghi od i formaggi.

Oggi è possibile anche risparmiare tempo per la cottura, con le farine precotte a vapore che hanno il vantaggio di poter preparare la quantità di polenta desiderata a persona.

Questa possibilità sarebbe stata un sogno all’epoca di mia nonna, la realizzazione del suo desiderio rivelatomi mentre rimestava nel paiolo una delle tante polente che stava cuocendo.

Vorrei anche ricordare un vecchio ritornello famoso che recitavano i bimbi, dice: “Un bel dì tra l’Oglio e il Brenta venne al mondo la polenta; nella patria di Arlecchino nacque poscia il polentino…”

 

 

 

La nonna racconta …

WP_20190102_16_57_05_Pro 1L’episodio del bambino sullo “scheibord” in Piazza S. Marco a Venezia e la conseguente multa inflitta, ha sollevato commenti. Non fa certo piacere essere multati in presenza dei figli.

Il caso mi ha fatto ricordare la vicenda alla quale ho assistito in una città del Sud, accaduta quando ancora non ero nonna!

Alcuni conoscenti del posto, dai quali ero in visita con i miei genitori, ci accompagnarono nella via elegante e pedonale della città dove le persone erano solite passeggiare ed osservare le vetrine. Il loro bambino di 5-6 anni transitava con noi, seduto sulla sua automobilina a pedali e con un andamento di guida zizzagante urtava qua e là le gambe di alcune persone che camminavano sulla via. Feci notare la cosa alla sua mamma la quale, con naturalezza, mi rispose che, nel caso di lamentele, avrebbe fatto finta che il figlio non fosse suo.

Il caso di Venezia, naturalmente, è ben diverso da quello che ho raccontato, ma ciò che desidero far emergere è la tendenza di noi genitori a concedere ai figli atteggiamenti permissivi, non consoni alla buona educazione in particolare  quella  rivolta ai beni pubblici ed alle persone.

 

 

P= pandoro o panettone

dicembre 30, 2018 by luisellafaggioli in blog, dolci e frutta, varie with 0 Comments

WP_20181229_10_56_45_ProI dolci delle feste in questo caso hanno sia l’iniziale che la radice del loro nome in comune, pan come pane che sa sempre di buono. Nella querelle di quanto sia più buono il pandoro oppure il panettone, per me scegliere, da veronese, è molto facile: sceglio il pandoro!

Offrire una fetta di pandoro, soffice e leggero,  dolce tipico di Verona, è di buon augurio non solo per Natale ma anche per l’anno nuovo. Questo dolce è fatto con fior di farina, zucchero, uova, lievito di birra-lievito madre, di forma alta e scannellata, cosparso di zucchero a velo.

La sua forma consente, purché tagliata in senso orizzontale, di ottenere delle stelle di “pan d’oro” da guarnire, a piacere, con crema al mascarpone o cioccolato fondente, ecc.