Le carote di Chioggia

Il detto: Piantar carote, raccontare frottole.

Ho un aneddoto sulle carote e risale all’infanzia: “un giorno d’estate con un fidato ortolano di Chioggia conosciuto da tempo dai miei genitori, fui portata insieme a sua figlia, per fare una scampagnata, sugli orti di Chioggia ad aiutare a levar carote dal terreno. Andammo sull’acqua con una motobarca rumorosissima e ondeggiante, tanto che stetti male tutto il tempo del tragitto e quando arrivammo agli orti fui ben contenta di respirare dalla terraferma. Io e l’altra bambina (avremo avuto sì e no 10 anni) volenterose estraemmo dal terreno un bel po’ di carote così belle, grosse di un colore acceso giallo-arancio, ma dopo circa un paio d’ore, la nostra voglia infantile di giocare ebbe il sopravvento e così ci ponemmo distese sull’erba a ridere e riposare; cominciammo a guardare il cielo chiacchierando sulla forma delle nuvole, osservando il volo e le spirali delle libellule, ce n’erano tantissime e volavano sopra di noi quasi a sfiorarci il viso ed i capelli. C’erano anche altri insetti ed io “arbusto di città” feci ritorno dalla mamma con punture sparse sulle braccia, sulle gambe e troppo sole in viso, ma con il ricordo delle carote di Chioggia”.

Oggi le ho preparate tagliate a fettine, con un po’ d’olio ex vergine, portate a cottura con l’aggiunta di qualche cucchiaio d’acqua ed alla fine insaporite con trito di prezzemolo fresco, naturalmente salate e pepate q.b. Sono ottime come contorno.

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